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Lucida
Mansi
Vissuta nella Lucca del 1600, è descritta giovane,
ricca, incredibilmente bella, elegantissima e assetata
d'amore. Perdutamente innammorata di sè, aveva
fatto installare in casa sua una miriade di specchi,
per ammirarsi vestita solo delle sue grazie. Addirittura
aveva perfino nascosto un piccolo specchio nel libro
delle Sacre Letture, per potersi guardare durante
la messa.
Quando, a furia di guardarsi, si rese conto che comparivano
le prime rughe ed i primi capelli bianchi, non esitò
a stringere un patto con il diavolo: la sua anima
per trent'anni di giovinezza. Giunta al termine dei
trent'anni venne il momento di onorare il patto ed
in una notte dei tempesta, si dice, che ella scomparve,
e nella sua casa fu trovata una buca così profonda
che non fu possibile chiudere.
Adesso la leggenda vuole che nelle notti di luna piena,
Lucida apparirebbe nel laghetto del Giardino Botanico,
a bordo di un cocchio infuocato, apparizione preceduta
da grida e lamenti di dolore, e che ogni tanto sia
possibile vedere il suo volto rispecchiato nel laghetto
del giardino.
I Mansi appartennero ad una famiglia molto conosciuta
ed apprezzata in Europa per il commercio delle sete
già prima del sec. XVI, quando operavano a
stretto contatto con altre famiglie nobili lucchesi
come i Buonvisi, gli Arnolfini ed i Cenami. Proprio
dai Cenami, i Mansi acquistarono nel 1600, quella
che poi sarebbe diventata la loro residenza estiva
nella campagna lucchese: VILLA MANSI.
Il
Volto Santo
Assieme ai tanti ex voto al Volto Santo, ne è
presente uno assai singolare. Si tratta di un trofeo
di guerra, costituito da un insieme di crini di cavallo
intrecciati insieme e montato su una asta di una bandiera
strappata ai turchi durante la battaglia tenutasi
il 5 Agosto 1716 nella città serba di Petervaradino.
Il conte Stefano Orsetti al suo ritorno in patria
l'offrì al Volto Santo, così come è
riportato nella lapide posta accanto. Adesso riposa
in S. Francesco vicino a Castruccio Castracani.
La
Mannaia
Di fronte alla Cappella del Volto Santo, nella colonna
di destra, si nota la mannaia "che non offendè
un innocente". Poco sotto una lapide in marmo
ricorda il miracolo, uno dei tanti, effettuato dal
Volto Santo, e dice: "fermati un momento ed ammirail
prodigio. lanno del signore 1334 giovanni di lorenzo
arrasimplorato con preghieraaiuto questa santa crocela
mannaia sollevata per sua mortelo conserva in vita
e ne fa paleseinnocenza: poichera stato falsamente
accusato omicidio gola prontamente sottopose al ferro
ben tre volte si rende molle salvarlo. va impara che
nessuna piefficace dellinnocenza ottenere prodigi."
Tutto ciò deriva dal fatto che un viandante
si fermasse per rendere soccorso ad un uomo gravemente
ferito. I vicini, accorsi alle grida dell'uomo, non
vedendo l'omicida, cominciarono a mormorare, che doveva
essere stato proprio lui, il soccorritore, tale Giovanni
di Lorenzo di Arras, ad aver compiuto l'orrendo misfatto.
Catturato, imprigionato, condannato alla pena di morte,
egli disperato si rivolse con ardenti preghiere a
Dio, fino a che, una notte, gli apparve in sogno il
Volto Santo, dicendogli che non aveva nulla da temere,
che lo avrebbe protetto Lui. Svegliatosi tutto contento
e felice, aspettava da un momento all'atro l'ora della
libertà. Fatto sta che invece dell'ora della
liberta, scoccò l'ora di andare al patibolo,
di fronte al boia, con tutto il pubblico che gridava
e acclamava, il primo tentativo, il secondo, fallito
anche il terzo, così come era usanza, il boia
lo liberò, gridando al miracolo.
Adesso a 650 anni di distanza la mannaia è
conservata nella cattedrale a ricordo perenne di quanto
avvenne quel giorno.
Le
misure regolamentari dei tessitori lucchesi
All'inizio
di via Fillungo si trova la Chiesa di S. Cristorforo,
di cui è nota l'esistenza già dall'anno
1000. Nel sec. XIII la Chiesa fu sede dell'Università
dei Mercanti, e fu in questa occasione che furono
apposte, alla destra della porta principale, due sbarre
di ferro di cm. 45 e cm. 86, che indicano la lunghezza
regolamentare di "tempiali" e dei "pettini"
per i telai, cioè degli strumenti utilizzati
per tenere separati i fili dell'ordito (o trama) e
per stendere la stoffa sul telaio. (segue speciale
sulle sete lucchesi) sul pilastro che sorregge il
campanile della Chiesa di San Martino si trova una
scultura che rappresenta un labirinto, che accanto
a se ha la seguente iscrizione: "Questo è
il labirinto che il cretese Dedalo costruì
e dal quale nessuno, entratovi, potè uscirne;
all'infuori di Teseo aiutato, per amore, dal filo
di Arianna".
Ora, sembra chiaro, che il contenuto dell'iscrizione
fa riferimento alla materia religiosa, dove il labirinto
di Creta fu eretto quale simbolo cristiano, e che
non è possibile uscire dal peccato se non con
l'aiuto dell'amore, così come fu per Teseo
aiutato dall'amore di Arianna. Voci dicono anche che
in presenza del labirinto fossero portati i condannati
a morte, e che se fossero stati in grado di risolverlo
al primo tentativo avrebbero avuto salva la vita.........
L'ultima ghigliottina in Italia
Lucca, 29 Luglio 1845 In quel giorno, poco dopo le
otto, la città era scossa dal suono ritmico
dei tamburi dei soldati borbonici, che accompagnavano,
dal carcere di San Giorgio verso il prato di porta
San Donato, cinque condannati a morte. Tra la folla
dei molti pervenuti, anche da Pisa e da Pescia, grande
fu lo stupore e molti gli svenimenti ed i malori,
al vedere i corpi dei cinque precipitare sotto il
palco e le cinque teste in un paniere. Furono quelle
le ultime esecuzioni capitali con uso della ghigliottina
in Italia, che posero fine alla banda che aveva creato
scompigli nella lucchesia, commettendo furti violenti
ed in alcuni casi sacrileghi
Santa
Zita
Nata
nel 1218, la piccola Zita fu, sin dall'età
di 12 anni, domestica in casa Fatinelli. Solennemente
proclamata protettrice delle lavoratrici domestiche,
la sua festa si celebra il 27 di Aprile. Santa Zita
è conosciuta per i suoi numerosi miracoli,
operati a favore dei poveri e dei deboli. Per recarsi
alla chiesa di San Frediano, Zita passava per la porta
che affaccia su via San Frediano, più vicina
al palazzo dei Fatinelli, quando un giorno si imbattè
in un povero che batteva i denti per il freddo. Senza
esitare, rientrata a palazzo prese il primo mantello
che le capitò a portata di mano. Il padrone
non si accorse di nulla, poichè l'Angelo Custode
attese Zita a quella stessa porta, per restituirglielo.
Da allora, quell'ingresso alla chiesa di San Frediano
è conosciuto come "Porta dell'Angelo",
ed il miracolo è ricordato nella vetrata posta
sopra la porta. Altro miracolo per il quale è
ricordata Santa Zita è quello relativo ai legumi.
Il padrone della casa teneva diversi cassoni pieni
di legumi nelle soffitte del palazzo. Zita, a poco
a poco, all'insaputa del padrone, li distribuì
ai poveri, fino a esaurirne le scorte. Ma successe,
un giorno, che il padrone fosse raggiante per l'avvenuta
vendita di tutti i legumi, che sarebbero stati prelevati
l'indomani dagli acquirenti. Zita, presa dallo sconforto
e dalla disperazione, pregò tutta la notte,
per avere consiglio, e quando il giorno dopo arrivarono
gli acquirenti, non solo trovarono tutti i cassoni
pieni, ma addirittura 50 chili in più.
Adesso il corpo di Santa Zita riposa nella chiesa
di San Frediano, ed è possibile osservarLa
attraverso una teca di vetro.
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