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Personaggi lucchesi famosi
 
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Francesco Carrara nacque a Lucca il 18 Settembre 1805. Figlio unico di una famiglia borghese piuttosto agiata (il padre ingegnere), compì gli studi con maestri privati, tra i quali il noto commercialista genovese Gaetano Marrè.
Frequentò in seguito il liceo universitario lucchese, dove l'avvocato Gaetano Pieri lo guidò per primo agli studi penalistici sulle orme di Giovanni Carmignani.
Conseguì la laurea il I° Novembre 1827 e svolse a Firenze la pratica di avvocatura, ottenendo l'abilitazione nel Dicembre 1831. Si dedicò quindi a Lucca a un'intensa attività professionale, che si concentrò sempre di più sulle materie criminalistiche e che gli guadagnò ben presto un'autorità indiscussa tra i penalisti.
Col passare del tempo numerose opere confermavano ormai la sua celebrità.
Fin dai primi anni Francesco Carrara basò i suoi ideali di avvocatura, in una decisa battaglia civile per la riforma degli ordinamenti penali e processuali e per l'abolizione della pena di morte.
Nonostante i suoi sforzi per combattere la pena di morte, nel 1845 il Carrara difese cinque imputati, che non sfuggirono alla pena capitale, gettandolo per un momento nel più grande sconforto. L'episodio tuttavia servì a rafforzare i legami col Carmignani, cui si era rivolto per un appoggio. Da quel momento la campagna abolizionista del Carrara si intensificò e segnò la sua attività nelle commissioni per il nuovo codice penale del Regno d'Italia.
Così a partire dal 1864, fece tradurre e stampare a Lucca i maggiori scritti stranieri sulla pena di morte; sollecitò a più riprese "l'aiuto dei nostri fratelli di Europa"; incoraggiò le accademie scientifiche e i professori influenti delle università; appoggiò e orientò magistrati e parlamentari; mantenne relazioni strette con giuristi e politici in prima fila all'azione riformatrice.
Nel 1831 frequentò a Lucca un circolo giovanile d'orientamento mazziniano. Nel 1847 prese parte ai moti che provocarono la partenza di Carlo Ludovico e l'annessione di Lucca al granducato toscano. Si collocò tuttavia nell'area dei liberali moderati negando di appartenere ad alcun partito, ed assunse la carica di colonnello della Guardia nazionale di Capannori.
Iniziò la strada dell'insegnamento sulla cattedra di diritto penale nel liceo universitario lucchese alla fine del 1848. Nel 1859 il governo provvisorio, costituito a Firenze dopo l'insurrezione antilorenese, aveva posto mano ad una riorganizzazione delle università toscane, colpite dai provvedimenti repressivi del granduca nel 1851. Il Carrara fu chiamato a ricoprire la cattedra pisana di diritto penale. Lo stesso anno diede inizio alla stampa dei suoi lavori, pubblicando a Lucca il primo volume intitolato "Programma del corso di diritto criminale", completato poi soltanto nel 1870 con il nono volume e destinato a continui ritocchi e ampliamenti nelle sette edizioni curate dallo stesso autore. Parallelamente alla pubblicazione dei vari volumi dell'opera sopracitata, il Carrara pubblicò una serie di saggi scientifici, destinati a preparare o ad approfondire gli argomenti trattati nell'opera maggiore.
Dopo l'Unità Francesco Carrara fu per tre volte deputato al Parlamento: nel 1863 per il collegio di Capannori; nel 1865 per quello di Lucca, e poi di nuovo nel 1867 per Capannori. Afflitto da una cecità progressiva, che nel 1864 appariva già grave, prese parte limitatamente ai lavori parlamentari.
Entrò invece nel 1866 nella commissione per la redazione di un codice penale del Regno d'Italia e vi svolse funzioni di rilievo. Nel 1869 il Carrara intervenne sui progetti di codice penale del Canton Ticino. Nel 1872 preparò anche un foglio di lavoro per la Commissione sulla riforma carceraria. Nel 1974 venne sconfitto alle elezioni dall'avvocato Puccini nel collegio di Borgo a Mozzano. Nel 1876 fu nominato fu nominato senatore per XX categoria. Negli ultimi anni la cecità divenne praticamente totale, sicché il Carrara si allontanò di rado da Lucca e dalle sue case in campagna, recandosi alle lezioni pisane. Morì a Lucca il 15 Gennaio 1888.

 

   

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