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CASTRUCCIO CASTRACANI degli Antelminelli

Uomo d'arme nacque a Lucca nel 1281 e morì nel 1328. Parteggiò per i Ghibellini e, dopo essere stato proscritto dai Guelfi, tornò a Lucca con l'aiuto di Uguccione della Faggiola (1314). Riuscì a farsi proclamare signore della città e tentò di unire la Toscana in un unico Stato.
Dopo aver sottomesse le altre città ghibelline, attaccò Firenze che vinse nella battaglia di Altopascio (22 settembre 1325). Riuscì a farsi proclamare duca di Toscana dell'imperatore Lodovico il Bavaro, alla testa delle cui truppe occupò Pisa. Fu però scomunicato da Giovanni XXII. Morì di sincope dopo essere riuscito a domare una rivolta di Pistoia. Ispirò a Niccolò Machiavelli la Vita di Castruccio Castracani da Lucca. Castruccio esiliato da Lucca nel 1300 per motivi politici (apparteneva infatti alla parte ghibellina) visse a lungo in Inghilterra dove divenne celebre per la sua capacità nell'uso delle armi che gli valsero la vittoria in svariati tornei riuscendo ad accattivargli le simpatie del Re Edoardo II.
In seguito all'aver ucciso un nobile di corte per motivi di onore, dovette fuggire in Francia ove si mise al servizio del Re Filippo il Bello distinguendosi come comandante della cavalleria, nella battaglia di Arras e nella difesa di Thérouanne (Guerra di Fiandra).
Dopo alcuni anni (1304) rientrò in Italia ove combattè nelle armate ghibelline fino ad aggregarsi (1314) alle truppe ghibelline di Uguccione della Faggiola assieme al quale prese parte alla presa (e successivo sacco) di Lucca che vedeva l'abbattimento della parte Guelfa cittadina. Successivamente partecipò, come comandante di una parte dell'esercito alla grande battaglia di Montecatini (1315) dove risultò il principale artefice della vittoria sulla Lega Guelfa.
Le sue vittorie gli causarono l'invidia di Uguccione che vide in lui un probabile concorrente per la signoria, e quindi lo fece imprigionare in attesa di giustiziarlo, ma a seguito di una rivolta Castruccio fu liberato ed acclamato Capitano Generale e difensore della città dal popolo in festa. Dalla carica di Capitano Generale a quella di Console a vita e quindi di Signore della Città il passo fu breve e contornato di clamorosi successi che lo videro arbitro dell'intera politica del medioevo toscano.
Con lui i ghibellini presero sempre più forza al punto che Firenze fu costretta a combattere svariate guerre contro il Signore di Lucca che, con grande abilità politica e bellica, riusci sempre a tenerla in scacco arrivando a conquistare vaste aree della Toscana e della Liguria e ad infliggergli, nel 1325, una sonora disfatta nella battaglia di Altopascio (celebrata in Lucca da un trionfo "alla romana") che vide la completa distruzione dell'esercito fiorentino.
Mentre stava per cingere d'assedio Firenze e sferrarle l'attacco decisivo venne costretto, a desistere dalla chiamata a Roma per partecipare all'incoronazione dell'lmperatore Ludovico il Bavaro, suo grande amico e valido alleato.
Il soggiorno romano fu per lui ricco di soddisfazioni: dopo la nomina a Legato Imperiale per I'Italia ebbe il riconoscimento del popolo tutto, che in lui vedeva il personaggio più temuto ed obbedito del momento. Ma mentre era a Roma ricevette notizia dell'insurrezione di Pistoia. Chiesta l'autorizzazione al Bavaro, Castruccio partì con pochi fidatissimi cavalieri e con un galoppo sfrenato raggiunse Pisa dove lo attendeva il suo speciale corpo di 2000 balestrieri a capo dei quali si precipitò sotto le mura di Pistoia ricongiungendosi con l'esercito lucchese accampatosi per l'assedio, ed in poco tempo riusci a reimpossessarsi della città. Ma la sua stella era ormai al tramonto e mentre stava preparandosi per lo scontro definitivo con Firenze, venne colpito da forti febbre malariche contratte durante la campagna di Pistoia, che in pochi giorni lo portarono a morte.
Castruccio spirò il 3 settembre 1328 nella fortezza dell'Augusta (da lui ordinata a Giotto per la sua residenza in Lucca). Cosi scompariva dal mondo quella che può considerarsi la figura più grande della storia italiana della prima metà del trecento che ispirò al Machiavelli la sua opera "Il Principe".

 

 

 

   

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