Antonio Mordini nacque a Barga il 1 Giugno del 1819. Fu il
pro-dittatore di Garibaldi in Sicilia.
Era avvocato a Firenze e aveva la passione per la politica.
Si oppose al Governo Granducale e, nel 1848, dovette darsi
alla fuga per sfuggire le conseguenze di una dimostrazione
che egli, in Firenze, aveva capitanato.
Era capitano della Guardia Civica e avendo mantenuto questo
grado militò nella legione padovana. In seguito passò
a far parte dello Stato Maggiore del Generale g. Pepe.
Antonio Mordini aveva però un carattere irrequieto,
e qui fu arrestato ed espulso.
Tornato in Toscana, è di nuovo a capo del movimento
popolare che portò al potere il Governo provvisorio
Guerrazzi, Mazzoni e Montanelli, ed ebbe il portafoglio degli
affari esteri con l'incarico di reggere anche il Ministero
della Guerra.
Tornato il Granduca, egli dovette emigrare, prima in Corsica,
poi a Genova, mentre i giudici fiorentini lo condannavano
all'ergastolo in contumacia. Mordini non si dette pensiero
del processo e della condanna; visse ancora a contatto, nel
Piemonte e nella Liguria, con uomini di idee avanzate. Fu
invitato a lasciare il regno sardo e rimanere confinato a
San Remo. Qui restò fino al 1859.
Fu vicino a Garibaldi, dopo lo sbarco a Marsala, e fu eletto
presidente del Tribunale di guerra col grado di Colonnello.
Mordini divenne pro-dittatore della Sicilia, presentato dal
generale Garibaldi stesso al popolo plaudente. Missione delicata
che Antonio Mordini, seppe assolvere con intelligenza tanto
da preparare il plebiscito del 21 Ottobre 1860.
Divenne in quel periodo Ministro dei lavori pubblici con Vittorio
Emanuele II. Fu deputato di vari collegi, fra i quali Borgo
a Mozzano, Palermo e Lucca e sedette, come rappresentante
del popolo, 14 volte in Parlamento.
Il governo riuscì a fargli accettare la prefettura
di Napoli, nonostante il momento difficile per la morte della
moglie diletta, Amalia Cecchini.
Umberto I lo nominò Senatore del Regno nel 1896.
Morì a Montecatini il 15 Luglio 1902.
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