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Il Teatro del Giglio di Lucca tra drammi e splendore.

La nascita a Lucca del Teatro del Giglio risale a più di tre secoli fa, circa nel 1600, periodo in cui le più importanti attività teatrali si svolgevano nei "Teatri di Corte", dove il principe o il duca facevano da mecenati ospitando gli spettacoli importanti nei saloni dei grandi palazzi.
All'epoca a Lucca funzionavano da teatro due sale: quella del Palazzo Pretorio, detta Sala del Podestà, e quella del Palazzo de' Borghi. Si trattava, tuttavia, di due sale che si rivelarono ben presto poco adatte a causa dello sviluppo dell'arte teatrale e delle esigenze del pubblico in una città che, fiorente di traffici, di commerci e di artigianato, fecero avvertire ai lucchesi la necessità di un teatro. E con il decreto del 19 agosto 1672, il Consiglio della Repubblica di Lucca incaricò una Commissione di cittadini di studiare la possibilità di costruire un teatro adattando l'antico convento dei Gesuati presso la Chiesa di San Gerolamo (Papa Clemente IX aveva in quel tempo soppresso l'ordine).
Gli architetti impegnati nella costruzione dell'opera si preoccuparono di realizzare un palcoscenico piuttosto ampio, mentre furono escogitati alcuni accorgimenti particolari per la costruzione della sala con lo scopo di garantire una buona visibilità al pubblico.
Il 14 gennaio 1675 avvenne l'inaugurazione del "Teatro Pubblico", su progetto di Francesco Buonamici e su realizzazione dell'architetto Maria Giovanni Padreddio. Da un suo documento si apprende che la struttura misurava "sessanta braccia di lunghezza, ventisette da mezzogiorno e ventiquattro da settentrione di larghezza, e sedici di altezza; ebbe prospettiva in muratura, il palcoscenico largo quanto la sala e lungo dieci braccia; due ingressi e tre ordini di palchi o stanzini, innalzati su colonne di pietra, tutti in ugual modo semplicemente arredati, tranne quello di mezzo che fu ornato con decoro per accogliere gli eccellentissimi signori di governo".
L'inaugurazione avvenne con l'esecuzione di due opere, "l'Attila in Capua" di Niccolò Berengani e il "Seiano" di Niccolò Minato. Di regola, come documentano gli scritti del tempo, si allestivano due stagioni liriche, in Carnevale e in autunno (che coincideva con le feste della Santa Croce); nel corso dell'estate, invece, il Teatro ospitava compagnie di prova.
Quando il 16 Febbraio 1688 il Teatro prese fuoco, della struttura non rimasero in piedi altro che i muri perimetrali. Nel 1692 il Teatro fu ricostruito sul vecchio progetto. Il soffitto venne dipinto dal pittore lucchese Angelo Livoratti e il palcoscenico venne rifatto da Silvano Barbati, anche lui di Lucca.
Da questo momento in poi l'attività artistica del Teatro si protrasse a lungo nel corso del 1700, assumendo importanza nella vita della città al punto da indurre il governo, nel 1754, a creare l'apposito Ufficio per la sua amministrazione e manutenzione. Fu così costruita la "Cura sopra il Teatro", che operò fino a quando la Repubblica Lucchese rimase uno stato indipendente. Nel 1799, anno della caduta della Repubblica, seguì la crisi del Teatro Pubblico, che vide prevalergli il Teatro Castiglioncelli, sorto per iniziativa privata. Senza manutenzione il Teatro andò in rovina, tanto che si decise di realizzarne uno nuovo. Fu l'architetto Giovanni Lazzarini a stendere il nuovo progetto. I lavori iniziarono nel 1817, per terminare nel 1819. Maria Luisa di Borbone, la Sovrana di Lucca, inaugurò il nuovo Teatro scegliendone il nome tra "Teatro S. Luigi", "Teatro Alfieri" e "Teatro del Giglio". E proprio quest'ultimo venne scelto dalla Sovrana che il 22 settembre del 1819 divenne proprietà dello Stato e della sua "cura" fu incaricato il Marchese Antonio Mazzarosa. Per tutto il secolo il Teatro del Giglio ospitò le migliori compagnie della scena italiana, gli artisti più celebri e le opere più belle dei grandi protagonisti del melodramma italiano, da Verdi a Rossini, da Bellini a Mascagni. Non ci furono modificazioni, ad esclusione dell'illuminazione: nel 1872 fu installata a gas e nel 1911 comparve per la prima volta la luce elettrica. Nello stesso anno vennero apportati al Teatro altri cambiamenti. Venne rifatta la pavimentazione in marmo, ricostruite le scale, consolidati il tetto ed i solai, intonacate le pareti, rifatte alcune decorazioni pittoriche nella sala e sostituite le poltroncine in platea. Nel 1917, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu trasformato in magazzino ad uso militare. Il Giglio riaprì nel 1919 con 3 opere dei compositori lucchesi Puccini, Catalani e Luporini.
Durante il periodo fascista il Teatro divenne per i cittadini di Lucca un punto di riferimento politico, un luogo di "adunate solenni".
Trascorso il Ventennio, nel 1957, il Giglio subì un nuovo ampliamento: si ricavarono 400 posti in più. L'attività artistica del Teatro subì una interruzione improvvisa nel marzo del 1983. Per sette mesi restò chiuso per essere adeguato alle norme di sicurezza previste dalla Legge per i locali di pubblico spettacolo. Il 20 febbraio 1985 gli venne riconosciuta la qualifica di "Teatro di Tradizione": alla città di Lucca e al suo Teatro venne così conferito prestigio, ma soprattutto la conferma di una secolare tradizione artistica.
   

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