Più
di trecento tra grandi e piccole sono le residenze in villa che
i lucchesi si costruirono nel corso di quattro secoli nei siti
più ameni della campagna e dell'arco collinare che circonda
la piana di Lucca. Questo patrimonio è ancora tutto nella
mano privata, che sovente l'ha tramandato da una generazione all'altra
con l'accurata attenzione che i lucchesi sanno manifestare nelle
cose destinate a rimanere nel tempo. Il visitatore non si trova
quindi di fronte ad un repertorio circoscritto di monumenti, ma
ad una testimonianza eterna di valori che vanno dall'architettura
al paesaggio, dall'agricoltura alle attività tradizionali,
dove potrà altresì trovare anche luoghi nascosti
di quiete e di meditazione, di contemplazione e rigenerazione
dello spirito, nei quali è necessario entrare senza la
piretica inquietudine del turista e tempo. In altre parole in
punta di piedi. E' necessario comunque organizzare questo viaggio
in uno o più percorsi, nessuno dei quali riuscirà
ad essere esauriente sul tema delle ville di Lucca, perché
la tentazione sarebbe forse quella di girovagare senza una meta
precisa, seguendo un muro di pietre scarnite dal vento e con sorpresa
incontrare eleganti prospetti di antichi palazzi celati da maestosi
alberi secolari
Villa
Grabau a S.Pancrazio venne edificata nel Cinquecento, sulle
rovine di un borgo medievale, dalla famiglia dei potenti
mercanti lucchesi Diodati. Nei secoli successivi la villa
passò ai Conti Orsetti e, a seguito di un matrimonio,
ai Marchesi Cittadella. I vari proprietari trasformarono
nel tempo i suoi originali caratteri gotici in quelli rinascimentali
prima ed infine nelle attuali vesti neoclassiche. Nel 1868
la villa venne ceduta dai Cittadella a Rodolfo Schwartze,
ricco banchiere tedesco residente a Livorno, sposato con
Carolina Grabau, di nobili origini tedesche. Il parco di
nove ettari, tra i più interessanti della Lucchesia,
sia per la forma che per la ricchezza e rarità delle
specie vegetali, si compone di vari giardini architettonici.
Il "Giardino all'inglese" già nel XVI secolo
era certamente formato da specie autoctone che formano tuttora
ampi boschetti dove si possono ammirare esemplari di notevoli
dimensioni di farnie, lecci, carpini, tigli, aceri campestri
e la lentaggine, piante tipiche del giardino spontaneo.
Tra le varie specie merita un cenno la Michelia figo, nota
come arbusto delle banane e la Quercus x Andleyensis, ibrido
sterile creato dall'uomo e rintracciato in lucchesia solo
in questo parco.
Il "Giardino all'italiana", con il bel paesaggio
collinare sullo sfondo, si presenta come un giardino terrazzato
semiovale, movimentato dall'andamento prospettico delle alte
siepi, che formano come un paravento a ondate convesse intervallato
da statue femminili in marmo statuario rappresentanti Cerere,
Venere, Pomona, ecc. Racchiude oltre cento conche di limoni
in terracotta, con impressi gli stemmi degli antichi committenti,
che vengono ricoverate durante l'inverno nella maestosa limonaia,
una struttura di notevole pregio architettonico risalente
al 600-700, sicuramente tra le più importanti e belle
della Lucchesia.
Il "Teatro di Verzura", grazioso ed elegante palcoscenico
in bosso per concerti e rappresentazioni estive. Sulle due
fontane centrali nel Giardino all'italiana, fanno bella mostra
di sè due magnifiche maschere in bronzo a forma di
testa di Satiro, risalenti al periodo del tardo manierismo
fiorentino e attribuite a Pietro Tacca(1577-1640).