Più
di trecento tra grandi e piccole sono le residenze in villa che
i lucchesi si costruirono nel corso di quattro secoli nei siti
più ameni della campagna e dell'arco collinare che circonda
la piana di Lucca. Questo patrimonio è ancora tutto nella
mano privata, che sovente l'ha tramandato da una generazione all'altra
con l'accurata attenzione che i lucchesi sanno manifestare nelle
cose destinate a rimanere nel tempo. Il visitatore non si trova
quindi di fronte ad un repertorio circoscritto di monumenti, ma
ad una testimonianza eterna di valori che vanno dall'architettura
al paesaggio, dall'agricoltura alle attività tradizionali,
dove potrà altresì trovare anche luoghi nascosti
di quiete e di meditazione, di contemplazione e rigenerazione
dello spirito, nei quali è necessario entrare senza la
piretica inquietudine del turista e tempo. In altre parole in
punta di piedi. E' necessario comunque organizzare questo viaggio
in uno o più percorsi, nessuno dei quali riuscirà
ad essere esauriente sul tema delle ville di Lucca, perché
la tentazione sarebbe forse quella di girovagare senza una meta
precisa, seguendo un muro di pietre scarnite dal vento e con sorpresa
incontrare eleganti prospetti di antichi palazzi celati da maestosi
alberi secolari
La
Villa Reale di Marlia è stata residenza di nobili famiglie
e di grandi mecenati d'arte. La sorella di Napoleone, Elisa
Baciocchi, sovrana di Lucca ed in seguito di tutta la Toscana,
creò questo grandioso complesso, unendo Villa Orsetti
con le terre circostanti, che comprendevano anche un palazzo,
già residenza estiva del Vescovo di Lucca. Ristrutturò
in stile moderno l'antico Palazzo e le logge anteriori che
fungono da entrata, ma gli splendidi giardini del 17°
secolo, con il meraviglioso Teatro di Verdura e il "Viale
delle Camelie", sono giunti fino a noi sostanzialmente
intatti. Dopo la caduta di Napoleone, i Duchi di Parma ed
in seguito i Granduchi di Toscana entrarono in possesso della
villa. In seguito all'unificazione d'Italia, la villa divenne
proprietà di Vittorio Emanuele II che la cedette al
Principe Carlo, fratello dell'ultimo Re delle Due Sicilie,
il quale era stato diseredato in seguito al suo matrimonio
con una ordinaria cittadina inglese: Penelope Smith. La romantica
ma infelice coppia trascorse il resto della vita nella villa
e trovò sepoltura nella cappella del parco. Il loro
figlio, data la sua mania religiosa ed il suo comportamento
eccentrico era conosciuto come il Principe matto".
Dopo la sua morte, avvenuta nel 1918, per poter pagare i suoi
debiti, la villa venne messa in vendita: i beni mobili messi
all'asta, e molti degli alberi del parco vennero abbattuti
come legname. Il Conte e la Contessa Pecci-Blunt, i genitori
degli attuali proprietari, acquistarono la proprietà
giusto in tempo per fermare la distruzione del parco. I nuovi
proprietari commissionarono ad un famoso architetto francese,
Jaques Greber, il restauro del giardino: crearono boschi,
ruscelli, ed un lago che fanno da grandioso romantico complemento
alla serie di giardini classici italiani del tempo degli Orsetti.
Possono essere ricordati come ospiti del passato di particolare
rilievo il violinista Paganini, esponenti di Case Reali di
tutta Europa, il pittore americano John Singer Sargent, che
vi dipinse alcuni acquerelli. La famiglia Pecci-Blunt ha ripreso
questa tradizione di generosa ospitalità verso personalità
del mondo della cultura e della politica.